15 ottobre 2009

La pesca affonda nei mari dell'indifferenza

L'allarme dei pescatori di Vibo Marina: alla crisi si aggiunge la vicenda della "nave dei veleni" che sta assestando un duro colpo al comparto

La denuncia: tutte le marinerie possono godere di servizi adeguati ma qui subiamo solo reclami e solleciti
di Vittoria Sicari

Ad una già fragile economia ittica, in cui la carenza dei servizi è ormai cronica, va aggiunta la recente vicenda della "nave dei veleni", che sta avendo ripercussioni notevoli nell'intero comparto.
«A fine settimana – ha detto Nicola De Leonardo, comandante del peschereccio "Antonio Padre" – ci sarà una riunione con il presidente regionale di Lega Pesca e con la Provincia, per verificare quale strada percorrere. Il pesce del nostro mare è buono ma ultimamente la vendita è scarsa». La marineria vibonese è convinta che sia in atto una campagna di disinformazione che sta fortemente penalizzando il settore. E quando ai mali vecchi si aggiungono quelli nuovi il vortice diventa più profondo e trascina giù tutto, senza fare distinzioni.
«La catena alimentare è sana – ha rilevato il dott. Pasquale Pitt – alle profondità in cui si pensa ci sia il relitto della nave contenente i fusti contaminati a largo di Cetraro, le nostre reti non calano e poi il pesce lo abbiamo sempre mangiato». Il dato di fatto da cui partire è che il prodotto o rimane invenduto o si vende sottocosto. Il disagio per le famiglie che vivono di pesca e naturalmente per l'intero indotto non è di poco conto, soprattutto in considerazione del fatto che Vibo Marina conta più di quaranta pescherecci e ben sei pescherie. In più va calcolato che il prodotto viene distribuito in tutta la regione. L'esigenza a questo punto sarebbe che si attivasse la classe dirigente, affinchè vengano adottate misure idonee a far fronte allo stato di emergenza. Estensione degli ammortizzatori sociali e strumenti comunitari. Queste le richieste da mettere in campo e che i pescatori reclamano. «Anche se i fari sono accesi sulla zona di Cetraro – ha detto Salvatore Martillotti, presidente regionale di Lega Pesca – non vi è dubbio che l'emergenza è generale, infatti, si è creata una sorta di psicosi collettiva che sta mettendo in ginocchio tante marinerie. Noi vogliamo lanciare un appello alle Istituzioni e contestualmente chiedere alla Regione di attivare un tavolo tecnico di coordinamento per l'emergenza». Bonificare, monitorare e dare risposte al settore pesca. Queste le parole d'ordine dei pescatori locali convinti che si sia «volutamente calcare la mano per far lavorare le navi che si occupano di rilievi tecnici, inoperative da anni».
La sensazione che si percepisce ascoltando i pescatori vibonesi è di assoluto abbandono da parte delle istituzioni.
«I politici devono attivarsi – ha detto il comandante Giuseppe Falcone – e mettere in moto i finanziamenti comunitari. Qui è sempre mancata la progettazione. È dal periodo dell'ex senatore Murmura che si parla di ampliamento e messa in sicurezza del porto. Di recente ci hanno promesso un box per il ricovero delle reti ma ancora stiamo aspettando». Percorrendo il "molo verde" oltre al manto stradale dissestato e alla sensazione di totale abbandono, risalta all'occhio i distributori d'acqua, realizzati dal Comune per l'approvvigionamento idrico dei pescherecci, da utilizzare tramite una scheda prepagata e mai messi in funzione. E così la catenaria, un sistema di ormeggio costruito di fronte al molo Bengasi, di nessuna utilità, giacchè il sistema, secondo gli armatori della zona, risulta idoneo solamente per le imbarcazioni da diporto.
«A luglio scorso – ha aggiunto l'armatore Pino Ceravolo – scadeva il bando sullo Sfop, per accedere ad alcuni finanziamenti per la pesca e il Comune non è stato in grado di partecipare».
Tante le promesse, naturalmente disattese. A partire da quella di destinare il "molo rosso", di nuova costruzione, alla piccola pesca.
«La marineria di Vibo sta morendo – hanno detto Adriano Gambardella e Francesco Sorrentino – dal '96 ad oggi la flotta si è dimezzata. Tutte le marinerie d'Italia hanno spazi per le reti, corrente elettrica, acqua. Qui, invece, continuiamo a subire solo i reclami della Capitaneria di Porto che ci sollecita a spostare le reti dal molo». In realtà la rete è uno strumento che i pescatori dovrebbero avere sempre a portata di mano. «Per noi è come l'automobile che deve stare sotto casa – hanno osservato gli armatori – non possiamo spostarla lontano dall'imbarcazione non sarebbe di alcuna utilità».
E i problemi si accavallano e aumentano di anno in anno, in un porto che da sempre è oggetto di studi, di progettazioni e di promesse. «Adesso si sono inventati la vocazione turistico-paesaggistica – hanno concluso i pescatori – senza considerare che dietro non c'è niente. Non ci sono servizi, nè strutture ricettive, nè strade di collegamento degne di questo nome». E, intanto, la filiera di pesca cola a picco, «affondata dal disinteresse della politica, arenata dall'approssimazione nella gestione delle risorse e dimenticata da chi è troppo preso da altri interessi per potersene occupare».

da La Gazzetta del Sud (15 ottobre 2009)

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